Due libri da non perdere prima di spaparanzarsi a guardare i Mondiali

"Non seguo il calcio, guardo solo i Mondiali”. Ogni quattro anni orde di donne e appassionati di altri sport, che ancora cercano di capire come funziona il fuorigioco o sbadigliano appena fidanzati o amici davanti a una birra intavolano discussioni a rischio rissa sul gol annullato al 93’ per una trattenuta ininfluente sul difensore, entrano loro malgrado in quella grande macchina che è il Mondiale di calcio. Improvvisamente si è molto patriottici, si simpatizza per quell’antipatico di Lippi. Leggi tutti gli articoli del Foglio sui Mondiali
16 AGO 20
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"Non seguo il calcio, guardo solo i Mondiali”. Ogni quattro anni orde di donne e appassionati di altri sport, che ancora cercano di capire come funziona il fuorigioco o sbadigliano appena fidanzati o amici davanti a una birra intavolano discussioni a rischio rissa sul gol annullato al 93’ per una trattenuta ininfluente sul difensore, entrano loro malgrado in quella grande macchina che è il Mondiale di calcio. Improvvisamente si è molto patriottici, si simpatizza per quell’antipatico di Lippi, si dice scaramanticamente cha “tanto il Paraguay ci batterà”, che “se segna quel gobbo di Camoranesi io non esulto” e se poi per caso si vince ci si tuffa nella fontana in piazza in preda a folle ebbrezza di gioia. Tutti nella loro vita hanno guardato i Mondiali. Magari non ci si ricorda chi c’era al governo nel 1994 (be’, questo è facile) ma tutti si ricordano il rigore di Baggio calciato in curva. Se è vero che poche cose assomigliano a una religione come il calcio, la Coppa del mondo è la sua Messa solenne: una liturgia fatta di parole e oggetti che abbiamo recitato mille volte ma che ogni volta è come se fosse la prima.
Ci sono tutti, anche chi, come Antonino Asta o Damiano Zenoni, ha giocato solo un tempo in un’amichevole. Quasi una città intera da conoscere, con schede tecniche ricche di aneddotiche anche i più esperti faticheranno a ricordare. Tantissime curiosità, come il boicottaggio dei giocatori di Genoa e Bologna che causò una sconfitta per 7-1 contro l’Ungheria o l’esordio “in incognito” di Enzo Bearzot sulla panchina azzurra. Non ci sono soltanto i giocatori: attorno alla Nazionale da sempre gira un mondo di allenatori, dirigenti, radio e telecronisti. Non ne manca nemmeno uno. Si potrebbe stare a consultare questo volume per ore, giorni, forse anni.